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Archive for luglio 2013

Caro direttore generale,

 

sono un medico di medicina generale, e volevo portarle all’attenzione un fatto che mi è capitato in ambulatorio. E’ venuta a farsi visitare una signora giovane, che chiamerò con un nome di fantasia, Anna, la quale era stata a visita al Pronto Soccorso e sarebbe stata costretta a fare la fila come tutti per le percosse ricevute.

Io e Anna abbiamo parlato, non senza qualche difficoltà, reticenza, paura e alla fine del nostro colloquio è emersa la verità rispetto alla causa di quelle lesioni. Ho stilato un referto, ho cercato un contatto con chi si occupa di questi reati, infine Anna se ne è andata col suo referto, il suo appuntamento e la sua paura.

Ho letto su Toscana Medica, che la nostra Regione è all’avanguardia per il progetto “Codice Rosa” e mi chiedevo se non fosse giusto che anche a Pistoia, Pescia e San Marcello potesse essere messo a regime.

Medico_genericoLa mia lettera vuole essere di collaborazione, segnalando un caso, in cui si tratta di una persona in carne ed ossa, anche se purtroppo, non è l’unico caso. Da Anna, che ha una sua storia, una sua sensibilità, una sua sofferenza, si può passare all’universo femminile trattato con violenza, per un malinteso senso di proprietà per amore, che davvero amore non è.

Quante Anna ci sono da noi? Quante sofferenze silenziose? Per questo una stanza tutta per sé, con qualcuno che si chini su queste fragilità, sarebbe un segnale di civiltà. Un’altra proposta vorrei farle: visto che noi medici dobbiamo fare dei corsi di formazione, perché non inserire in quelli che dobbiamo seguire un corso che tratti della materia della violenza di genere?

Sviluppare una rete tra i medici di medicina generale e le strutture territoriali sarebbe utile, professionalmente noi siamo spesso il primo punto di contatto per le persone maltrattate e sarebbe un accrescimento professionale l’approfondimento di questa realtà.

In un territorio dove gli episodi gravi si sono moltiplicati, in una fase dove finalmente l’Italia ha ratificato la convenzione di Istanbul, non ci possiamo permettere di non fare niente: noi donne abbiamo bisogno di sentire che siamo una parte di società che ha valore e non un problema in più.

Certa di un suo interessamento, un cordiale saluto.

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