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Archive for the ‘Bilancio ed economia’ Category

Lo scandalo della Regione Lazio impone alcune riflessioni, il difficile periodo che stiamo attraversando impone a tutti scelte di sobrietà, sia per quanto riguarda gli aspetti economici, che la volontà di anteporre a tutto i problemi seri che il nostro paese e le nostre comunità si trovano ad affrontare.

Nei primi giorni di amministrazione si è cercato di fare polemica gratuitamente su presunte spese aggiuntive a carico dei cittadini di San Marcello, per rimborsi e questioni legate ai cosiddetti “costi della politica”.

Al contrario noi ci siamo mossi in silenzio, ma facendo scelte concrete di sobrietà: tutti i componenti della giunta comunale hanno sottoscritto formalmente la rinuncia ai rimborsi per gli spostamenti da casa alla sede comunale. Non vogliamo neppure quantificare con esattezza quante migliaia di euro risparmieremo con questo gesto:

fatto sta che si tratta di denari che potremo utilizzare per i servizi ai cittadini.

Il nostro intento non è moralistico, ma abbiamo voluto dare un segnale ai cittadini, in tempi di magra tutti tirano la cinghia, non sempre e solo i soliti.

A differenza di quello che noi abbiamo fatto, alcuni rappresentanti dell’opposizione, che oggi tanto si scandalizzano per “i costi della politica” e degli amministratori di San Marcello, solo qualche anno fa hanno intascato regolarmente i contributi previsti dalla legge per i viaggi quotidiani da San Marcello e Abetone e ritorno.

Tutto legittimo, come lo sarebbe stato anche nel nostro caso. Solo che noi, anzichè scandalizzarsi e alzare i toni, abbiamo deciso di non utilizzare questa opportunità, rinunciando a intascare questi soldi e lasciandoli nelle dosponibilità del Comune per i propri servizi ai cittadini e le attività sul territorio.

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In questa campagna elettorale uno dei temi decisivi per lo sviluppo della città sarà quello della economia. Quarrata ha una storia di artigianato, un patrimonio di valori e saperi antichi che possono trasformare la situazione di crisi in momento di riscatto e nuova partenza.

Oggi, parafrasando Kennedy, occorre che ci si chieda non che cosa Quarrata può fare per noi, bensì cosa può fare ognuno di noi per Quarrata.

Questa città ha saputo accogliere tanti in cerca di lavoro e di futuro, ha avuto un cuore generoso in passato, fin dal dopoguerra, e questo è stato ripagato in termini di benessere, che da noi è durato fino a pochi anni fa.

Dobbiamo essere in grado di creare Tavolo di discussione, per trasformarlo in una “associazione di persone di buona volontà che amino Quarrata”.

Al tavolo permanente si dovranno sedere in primis le Istituzioni, poi i rappresentanti dei lavoratori, degli imprenditori, i professionisti e gli istituti di credito, insomma non dovrà mancare nessuno, perché la partecipazione alle scelte e alle strategie per uscire dalla crisi non può essere solitaria.

Non si possono risolvere problemi complicati senza lungimiranza e senza il coinvolgimento di tutti gli attori in campo, quindi bisogna evitare le facili strumentalizzazioni e impegnarsi tutti per lo scopo vitale di rendere Quarrata, ancora una volta, in grado di essere all’avanguardia della ripresa economica nazionale.

Dovremo coinvolgere giovani arredatori, designer, architetti per avere idee da esportare, avremo bisogno di laureati in marketing, giovani che studiano economia, per elaborare un progetto che riunisca le capacità delle tante piccole aziende e le salvi dal destino del “troppo piccolo”, cercando di fare consorzi per acquisti, di acquisire capacità di relazioni internazionali, senza le quali la globalizzazione può davvero distruggerci.

Dobbiamo rafforzare il Centro Commerciale Naturale, esibendo la nostra città come luogo dove si può venire a trovare belle cose, si può gustare cibo e vino di qualità, si trova la cultura con luoghi di eccellenza come la Màgia e non solo.

Abbiamo da offrire qualità e questa è una occasione da non mancare, occorre ripartire dal “Progetto Quarrata”, dal laboratorio “Abitare l’arte” e fare sistema, per non mancare l’occasione di compiere uno scatto di orgoglio e ristabilire il ruolo naturale della nostra Città dentro l’area metropolitana, come ambasciatrice di uno stile di vita che si fonda sull’equilibrio tra bellezza e praticità.

Per questo motivo chiedo con forza a tutti i cittadini, alle forze politiche, ai rappresentanti dei lavoratori e delle imprese, di non lasciare andare questa occasione di sinergia e di lavoro comune per non soccombere, ma anzi per rilanciare l’idea di una città che allo stesso tempo sappia sognare ad occhi aperti e sappia stare con i piedi saldamente ancorati a terra.

E’ un ragionamento in cui credo molto, che però mi è stata sollecitata anche da alcuni nostri cittadini, che si sono presi l’impegno di produrre una riflessione su questo tema, in questo momento così particolare e di sottoporla anche all’attenzione degli amministratori.

Condiviso con loro questo pensiero, insieme alla necessità di unire tutti indistintamente in questo “lavoro”. Per questo ho deciso di lanciare questo appello pubblicamente, in modo tale che ogni singolo cittadino, operatore, imprenditore, lavoratore, possa contribuire a questa riflessione comune.

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L’Amministrazione Comunale ha realizzato questo bilancio di fine mandato per una migliore informazione, trasparenza e comunicazione con il cittadino.

Il presente rendiconto, concretizzato grazie alla collaborazione degli uffici comunali attraverso dati, notizie ed immagini, illustra l’operato, le attività e gli interventi che sono stati realizzati dall’amministrazione comunale negli ultimi anni nei diversi settori, e rappresenta pertanto un utile strumento per leggere con più facilità e chiarezza le cifre del bilancio comunale, le risorse pubbliche disponibili e distribuite sul territorio.

A conclusione del mio secondo mandato amministrativo auspico di aver soddisfatto la fiducia accordatami dagli elettori e sono lieto illustrare i risultati conseguiti rispetto agli impegni presi al fine di migliorare la nostra città, pur considerando il particolare momento di crisi economica e con le difficoltà incontrate anche in relazione ai tagli finanziari alle casse comunali operati dallo stato.

Desidero ringraziare per la collaborazione prestata nel corso di questi anni i colleghi di Giunta, i Consiglieri Comunali, gli Enti e le Associazioni locali operanti sul territorio, nonché il personale dipendente che ha reso possibile la realizzazione degli obiettivi prefissati dall’Amministrazione Comunale.

Auguro a tutti buona lettura!

Sono parole di Ettore Severi, sindaco di centrodestra, che ha terminato la propria esperienza amministrativa nel 2009 nel Comune di Montecatini Terme, pubblicando e distribuendo, come abbiamo fatto noi, il rendiconto di fine mandato ai propri cittadini.

Presentare il rendiconto finale al termine del mandato è un obbligo di legge tanto quanto presentare il programma di mandato quando un sindaco inizia l’attività amministrativa. E’ giusto e doveroso per un amministratore “rendere conto” a tutti, nel bene e nel male, di quella che è stata la propria attività negli anni.

Questa volta, proprio in virtù della crisi e delle difficoltà economiche per i cittadini e anche per i comuni, abbiamo realizzato il tutto internamente, con un grande lavoro da parte degli uffici, spendendo circa la metà di cinque anni fa. L’impegno economico a carico dell’amministrazione ammonta a circa 10.000 euro per oltre 25.000 abitanti, pari quindi a una spesa pro-capite di informazione di 40 centesimi.

I quarratini, che oltretutto sono persone abituate a lavorare e che sanno fare di conto, giudicheranno da soli se questa è una spesa esosa o addirittura un capriccio politico di parte per farsi propaganda, dal momento che Ettori Severi ha fatto la stessa cosa poco più di due anni fa, non so con quali costi, ma realizzando un opuscolo con qualche pagina in più rispetto a quello di Quarrata.

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Domenica mattina, alla corsa podistica “In cammino verso la legalità…” è apparsa una bellissima bandiera: un tricolore fatto col capitoné…

Qualcuno di giovane età si chiederà che cos’è il capitoné? E’ una tecnica dei tappezzieri più esperti per cui gli oggetti appaiono trapuntati di bottoni, che hanno un loro ordine secondo una geometria ben determinata. Il capitoné è difficile da realizzare, occorrono mani da artista e occhi da esperto, tanto che è difficilissimo trovare oggi chi lo sappia fare.

Fiorenzo Sardi, maestro dei tappezzieri, giovane di cuore, anziano di saggezza, ancora corre nella “Podistica Fattori”, che organizza in modo impeccabile la corsa del nostro Meeting della legalità, che ha visto quest’anno quasi 600 partecipanti sfilare per le vie di Quarrata e delle sue bellissime colline.

Questo 2011 è l’anno della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia e Fiorenzo ha festeggiato così, con la sua bellissima bandiera tricolore fatta con la tecnica del capitoné. Gli ho chiesto se me la poteva regalare, perché la volevo appendere nel palazzo comunale e lui ha acconsentito con entusiasmo. Mi ha fatto riflettere con una sua affermazione: “l’attività di Quarrata è nata con noi che siamo stati bravi a produrre cose particolari, cose che gli altri non sapevano fare; ora Quarrata dovrebbe ripartire considerando che la ricchezza sta nella creatività, nella sapienza degli artigiani e nelle idee”.

Grazie Fiorenzo, dell’orgoglio per il tuo lavoro, della tua freschezza di idee, della tua generosità e del tuo suggerimento. Quel capitoné è appeso nel palazzo comunale adesso: dietro c’è il tuo autografo, dentro c’è il lavoro di mille mani che hanno fatto di Quarrata una città evoluta e moderna, all’esterno c’è il tricolore, simbolo di una Italia che vuole un altro Risorgimento. Quel capitonè tricolore è simbolo di chi vuole avere mani per lavorare e testa per pensare!

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Dopo la mobilitazione dei sindaci di queste settimane, la preoccupazione per i tagli dello Stato ai comuni è tanta. Lo dimostrano le trasmissioni televisive, sia a livello locale (TVL) che nazionale, che negli ultimi giorni si stanno occupando della questione.

Badate bene, non si tratta di “far politica” e quindi di sindaci di centro sinistra che sfruttano in qualche modo la situazione per attaccare il governo centrale di centrodestra. Lo dimostra il fatto che anche esponenti del centrodestra, amministratori di comuni anche più grandi del nostro, hanno aderito alla protesta: il sindaco di Roma Alemanno, il sindaco Tosi di Verona e anche il sindaco Cenni di Prato per citarne alcuni. Questo la dice lunga sul fatto che non è una proposta di parte, non è polemica politica, ma un problema vero e oggettivo, di cui i cittadini si renderanno conto purtroppo molto presto!

Nessuno nega che ci sia l’esigenza di tagliare per rimettere in ordine i conti dello Stato, ma qui si sta rubando ai poveri per dare ai ricchi: non si toccano i privilegi e gli sprechi, ma si taglia ai comuni e quindi indirettamente ai cittadini, perché saranno i servizi erogati alle famiglie ad avere la peggio. Chi ha le possibilità economiche per pagare rimedierà così ai tagli del Governo; chi non ne ha le possibilità sarà sempre più in difficoltà.

Le amministrazioni comunali, dopo anni ed anni di tagli, adesso stanno veramente raschiando il fondo e vedono da vicino il pericolo di dover arretrare sui servizi ai cittadini, togliendo completamente servizi storicamente offerti alle famiglie, oppure mantenerli aumentandone però i costi a carico dei cittadini. In una situazione di generale crisi economica com’è quella che stiamo attraverso, capite bene che entrambe le scelte metterebbero in seria difficoltà tante famiglie, anche quelle che fino a poco tempo fa venivano considerate appartenenti al cosiddetto “ceto medio”.

Al di là della difficoltà dei comuni, il problema vero è che questa situazione, la scelta di togliere risorse ai comuni e quindi sui servizi, rischia davvero di far aumentare le difficoltà di tante famiglie. Gli ultimi dati ISTAT rilevano che 1 famiglia su 5 in Italia è a rischio povertà, ma peggiorano le condizioni di vita anche di famiglie “normali”. Con queste scelte si accresce il disagio di chi già si trova in difficoltà e di mandare in difficoltà anche tante famiglie che fino ad ora erano riuscite a cavarsela.

Insomma è una scelta che fa aumentare il livello di povertà ed allargare ancora di più la forbice fra ricchi e poveri, creando diseguaglianza e disparità, in assoluta controtendenza anche rispetti ai valori sanciti dalla nostra Costituzione.

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Quando si parla di tagli alla scuola e, più in generale, agli enti pubblici, si vuol dare la sensazione che si stiano toccando gli sprechi e le improduttività del sistema pubblico. Decidendo di tagliare le risorse agli enti locali, lo Stato può continuare a vantarsi di non aver messo le mani in tasca ai cittadini, ma le famiglie si trovano già a dover pagare di tasca servizi fino ad ora gratuiti.

Per i tagli alla scuola è bastato aspettare il 15 settembre, giorno dell’apertura delle scuole, per avere un primo assaggio dei reali effetti dell’ultima manovra finanziaria sulla nostra vita di tutti i giorni. I ragazzi infatti, sia alla scuola primaria che secondaria, aspettano in strada l’inizio dell’orario scolastico perché non ci sono più i soldi per il servizio di pre-scuola. E chi ne ha necessità, per ragioni di lavoro o familiari, è costretto a pagarlo.

Alcune famiglie si sono rivolte anche ai nostri uffici, pensando che la cosa dipendesse da noi. Non è così: le scuole dipendono direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione. Tante famiglie, per esigenze di lavoro, avrebbero necessità di poter lasciare i propri figli a scuola prima di quest’orario, ma questo non è più possibile, se non pagando direttamente chi fa questo lavoro al posto della scuola. Per questo si tratta di fatto di un servizio a pagamento, al costo di circa 20 euro al mese per ogni bambino.

Sono tutti piccoli aumenti che vanno a gravare sui bilanci familiari, spesso già critici per la situazione di crisi che sta attraversando il nostro paese. Qualcuno ha parlato di un caffè al giorno, ma a quanti caffè dovranno rinunciare le persone per pagare tutti i possibili aumenti che si verificheranno se le cose non cambiano?

Le lamentele, giustamente, fioccano su più fronti ma questo, purtroppo, non è che l’inizio. Questi effetti difatti non hanno niente a che vedere con i tagli ai comuni. Anche per quelli comporteranno però altri problemi a carico dei cittadini.

Per spiegare questa situazione ai cittadini, sabato 1 ottobre anche il Comune di Quarrata aderisce all’Open Day, che si svolgerà in contemporanea nei Comuni di Toscana ed Emilia Romagna. Sindaco e assessori saranno a disposizione dei cittadini dalle ore 9.00 alle ore 12.00 per illustrare gli effetti della manovra sui comuni e quindi sui cittadini e sulla vita delle famiglie. Il governo continua a dire che non sta aumentando le tasse; lo fa in modo indiretto, quindi più subdolo, ma di fatto saranno i cittadini a pagare i costi di questa manovra.

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Dal punto di vista dei bilanci dei comuni, il Comune di Quarrata subisce un taglio di circa 580.000 euro nel 2011 ed uno di altri circa 380.000 nel 2012, con una riduzione complessiva di quasi 1.000.000 di euro rispetto al 2010. Solo il taglio di quest’anno (580.000 euro) rappresenta il 12,7% sul totale dei trasferimenti dello Stato, che va a complicare una situazione già difficile per le continue e cospicue riduzioni degli anni passati.

Siamo di fronte a una situazione che già per tanti comuni vuol dire dover inevitabilmente arretrare rispetto al livello di servizi per i cittadini che riuscivamo ad erogare in passato (asili, trasporti, mense scolastiche, etc…). Il limite della “razionalizzazione” in tante realtà come la nostra è infatti già stato superato da tempo, per cui i continui e consistenti tagli a questo punto iniziano a incidere davvero sulla vita dei cittadini, per la riduzione dei servizi offerti o l’aumento dei loro costi, che quindi vanno a gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini.

Ne è un esempio la situazione dei trasporti pubblici. Si parla di sostenibilità ambientale, di incentivare l’uso dei mezzi pubblici e poi si tagliano le risorse a questo destinate, inducendo di fatto una riduzione del servizio (in termini di quantità e qualità) e/o un aumento del costo dei biglietti per i cittadini.

Viene annunciato che si tolgono soldi ai comuni, ma di fatto si tolgono ai cittadini, direttamente (aumento dei costi dei servizi) o indirettamente (le persone sono costrette ad organizzarsi autonomamente).

Con questa manovra vi sarà un ulteriore inasprimento dei limiti del patto di stabilità, che significa poter spendere meno soldi per gli investimenti sul territorio, in termini di strutture, viabilità, scuole e avere termini per i pagamenti che certo non agevoleranno le aziende che lavorano per le amministrazioni pubbliche e che quindi non faranno che rallentare ulteriormente l’economia.

Insomma, per quel poco che sappiamo, c’è di che preoccuparsi. Non per i tagli in sé, ci tengo a ribadirlo, perché se c’è da stringere i denti nessuno può permettersi di girarsi da un’altra parte. Proprio per questo però, non ci si può permettere, non è più possibile farlo, di non toccare le vacche grasse e gli sprechi veri, continuando a tagliare risorse ai comuni, perché altro non vuol dire che togliere i servizi ai cittadini o farglieli pagare di più. Questo ha un effetto ben preciso: si aumentano ancor più le differenze sociali, perché questa situazione non tocca chi può permettersi di non utilizzare i servizi del Comune, ma le famiglie “normali”, che hanno necessità dell’asilo nido per andare a lavorare, che utilizzano la mensa scolastica o il pulmino perché non hanno la possibilità di andare a riprendere i figli all’orario di uscita o di portarli a mangiare a casa. Queste sono le situazioni e le famiglie che già hanno pagato e che, con questa manovra, continueranno a pagare le conseguenze di questa crisi. E’ il divario sociale che aumenta, mandando in seria difficoltà anche quello che una volta era definito il “ceto medio”.

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