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Archive for the ‘Società’ Category

Caro direttore generale,

 

sono un medico di medicina generale, e volevo portarle all’attenzione un fatto che mi è capitato in ambulatorio. E’ venuta a farsi visitare una signora giovane, che chiamerò con un nome di fantasia, Anna, la quale era stata a visita al Pronto Soccorso e sarebbe stata costretta a fare la fila come tutti per le percosse ricevute.

Io e Anna abbiamo parlato, non senza qualche difficoltà, reticenza, paura e alla fine del nostro colloquio è emersa la verità rispetto alla causa di quelle lesioni. Ho stilato un referto, ho cercato un contatto con chi si occupa di questi reati, infine Anna se ne è andata col suo referto, il suo appuntamento e la sua paura.

Ho letto su Toscana Medica, che la nostra Regione è all’avanguardia per il progetto “Codice Rosa” e mi chiedevo se non fosse giusto che anche a Pistoia, Pescia e San Marcello potesse essere messo a regime.

Medico_genericoLa mia lettera vuole essere di collaborazione, segnalando un caso, in cui si tratta di una persona in carne ed ossa, anche se purtroppo, non è l’unico caso. Da Anna, che ha una sua storia, una sua sensibilità, una sua sofferenza, si può passare all’universo femminile trattato con violenza, per un malinteso senso di proprietà per amore, che davvero amore non è.

Quante Anna ci sono da noi? Quante sofferenze silenziose? Per questo una stanza tutta per sé, con qualcuno che si chini su queste fragilità, sarebbe un segnale di civiltà. Un’altra proposta vorrei farle: visto che noi medici dobbiamo fare dei corsi di formazione, perché non inserire in quelli che dobbiamo seguire un corso che tratti della materia della violenza di genere?

Sviluppare una rete tra i medici di medicina generale e le strutture territoriali sarebbe utile, professionalmente noi siamo spesso il primo punto di contatto per le persone maltrattate e sarebbe un accrescimento professionale l’approfondimento di questa realtà.

In un territorio dove gli episodi gravi si sono moltiplicati, in una fase dove finalmente l’Italia ha ratificato la convenzione di Istanbul, non ci possiamo permettere di non fare niente: noi donne abbiamo bisogno di sentire che siamo una parte di società che ha valore e non un problema in più.

Certa di un suo interessamento, un cordiale saluto.

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Stamani sono andata alla Messa alla Parrocchia di Vicofaro, quella sfregiata dal gesto assurdo contro l’immagine di due Giusti, Falcone e Borsellino. E’ bello che una Comunità si interessi della società che vive fuori dalle mura della chiesa, perchè la Chiesa predica la Buona Novella, un Vangelo d’amore e giustizia.

Si entra in chiesa e ci accoglie Cristo a braccia aperte, spalancate in un grande gesto d’amore; ci accolgono i volti di Padre Puglisi, di Dietricht Bonoffer, Gandhi e monsignor Romero. Sono volti che interpretano la grandezza della persona, oltre le religioni, oltre i muri, oltre le chiusure.

Questa Comunità si apre al mondo, ed ospita il Centro Studi Don Milani, perchè il suo motto “I Care” lo hanno stampato nell’anima e lo vogliono dire ad alta voce. Hanno stampato un depliant, tra l’altro bellissimo, con uno splendido Andrej Rublev sulla copertina e il volto bellissimo di un bambino di Scampia in terza. Su un pannello appeso la frase di Vittorio Arrigoni “Restiamo umani”, accostata a frasi della Bibbia sull’accoglienza allo straniero.

Insomma si arriva e si respira un’aria buona, di interesse genuino per chi entra in chiesa.

Pensare allo sfregio su una immagine provoca rabbia e turbamento, rabbia perchè l’offesa a chi ha pagato il massimo prezzo per l’onestà e la giustizia provoca questo sentimento; turbamento perchè ci si chiede il perchè di tanta cattiveria verso un Parroco e la Sua Comunità.

Caro Massimo, noi che ti conosciamo sappiamo che andrai avanti e se vuoi, in tanti saremo con te, anche se con te hai quel Gesù, che io considero il vero sfregiato da questa mano, perchè Lui ci indica la strada maestra verso il comandamento che ci ha lasciato “Ama il prossimo”, e di certo i bambini di Scampia, Falcone e Borsellino sono il prossimo che ci ha lasciato in terra da amare.

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Dal 7 maggio ho ripreso in pieno la mia attività professionale, perché ho sempre pensato alla politica come servizio, da svolgere per un periodo della vita più o meno lungo, ma mai in sostituzione del proprio lavoro. Da questo punto di vista infatti avere una propria professione, mi ha consentito di essere svincolata da obblighi e pressioni e quindi molto più libera anche nelle scelte politiche di questi ultimi anni.

Stare a contatto con le persone ed avere rapporti con la gente mi è sempre piaciuto: spesso è più gratificante una stretta di mano o una pacca sulla spalla di un regalo, magari prezioso. E’ anche per questo che non ho mai abbandonato completamente il mio lavoro, neppure negli anni del mio mandato di sindaco, e che adesso lo riprendo con la stessa voglia ed entusiasmo di quando ero una giovane dottoressa alle prime armi.

In questo contesto Silvia Cormio mi ha cercata, per propormi un incarico amministrativo a San Marcello, mettendomi in crisi. Con la politica si può essere utili, si può fare un pezzo di strada insieme, si stringono amicizie e si uniscono gioie e tensioni anche forti.

Amo la montagna, sulla montagna pistoiese ho lavorato per molto tempo come medico ed è in quell’occasione che ho imparato ad apprezzare un territorio dove il lavoro, la fatica, l’impegno e la solidarietà sono di casa.

Arriverò a San Marcello in punta di piedi, con rispetto, per imparare da tutti coloro che vivono quella che per me è una realtà nuova. Sarò a disposizione dei colleghi di giunta e dei consiglieri, collaboratrice fedele per la realizzazione del progetto del sindaco, Silvia Cormio, che è piena di entusiasmo e sta già lavorando sodo per attuare il programma che i cittadini hanno votato, facendo una scelta chiara.

Ringrazio innanzi tutto il sindaco della fiducia. Sarò una donna a servizio di un’idea di politica: quella fatta per il bene comune, per organizzare una macchina comunale che sappia rispondere alle esigenze della propria gente, quella fatta di idee che si confrontano e da cui nascono sintesi per un progetto di città.

Già nel prossimo futuro ci attendono molte sfide e le sfide mi piacciono!

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Avvicinandomi alla conclusione della mia esperienza amministrativa come sindaco di Quarrata, è normale fare un bilancio anche personale di ciò che è stato.

Innanzi tutto desidero ringraziare tutte quelle persone che, dentro e fuori dalla macchina comunale, hanno contribuito alla realizzazione di tanti progetti e iniziative sul territorio e per la città, a volte anche inaspettatamente, con grande disponibilità, spirito di servizio e condivisione.

Ripercorrendo questo percorso, sono proprio i rapporti stretti in questi anni, le collaborazioni intessute e la conoscenza di tante persone “vere” che, da un punto di vista personale, hanno arricchito questa esperienza. Potrei citarne tanti ma sarebbe un elenco incompleto e quindi preferisco non citare nessuno; ognuno di loro capirà in cuor suo di farne parte.

Dieci anni sono tanti e l’esperienza di amministrare in prima persona un comune di oltre 25.000 abitanti è così complessa, che sarebbe impensabile pensare di non aver mai sbagliato niente. Potessi tornare indietro forse, rispetto ad alcune questioni specifiche, farei scelte diverse.

Quello che però non cambierei è la buona volontà e la buona fede, insieme ad un atteggiamento libero da condizionamenti e pressioni varie. E’ l’aspetto di cui vado più orgogliosa, anche se forse è proprio quello che mi ha creato più problemi.

Infatti, quando si parla in modo astratto di equità e del fatto che tutti i cittadini sono uguali davanti all’amministrazione, siamo tutti d’accordo. In fondo al cuore di qualche amico però, c’è sempre la speranza che, nei propri confronti, ci sia un occhio di riguardo.

Se questo mi ha comportato qualche “nemico” in più, resto convinta che, prima della ricerca del consenso a tutti i costi e anche a rischio di incrinare qualche rapporto, debba venire l’onestà intellettuale, cercando di dare una mano a tutti, senza privilegiare nessuno e senza chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie e ai cattivi comportamenti.

Anche se ho sempre avuto la passione per la politica, al di là di una breve parentesi da consigliere comunale in gioventù, non avevo mai fatto politica in modo attivo fino al 2002, quando sono stata cercata per candidarmi a sindaco di Quarrata. Venivo dalla cosiddetta “società civile” e, dopo questa intensa esperienza, tornerò a fare il mio lavoro, il medico di famiglia.

Al di là di partecipare a qualche iniziativa, non sto seguendo i percorsi politici di questi mesi, ho appreso dai giornali l’elenco dei diversi candidati, non ho contribuito a nessun programma elettorale, non perché non mi interessino le sorti della nostra città, ma perché è giusto che chi ha ricoperto un ruolo di primo piano per tanti anni, si faccia da parte, non condizionando in alcun modo chi verrà.

Auguro a tutti i candidati un confronto leale e al vincitore la passione che mi ha sempre animato.

Ed ora mi appresto a sfogliare l’ultima pagina di questo capitolo della mia vita, contenta di averlo letto, e soprattutto di averlo letto insieme alla gente della mia città.

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Ieri ho partecipato a Firenze al convegno regionale di ANCI e INU toscani. Al centro dell’attenzione la questione dell’introduzione della concorsualità in urbanistica, uscendo in qualche misura dalla vecchia visione del diritto a costruire. Una delle esperienze più innovative in questo senso, è l’esperienza di Quarrata con l’introduzione della Aree a Pianificazione Differita (APD), volte proprio a mettere in competizione idee e progetti per la crescita della città.

Il mio non è stato ovviamente un intervento tecnico; altri lo hanno fatto in termini di numeri e procedure, perché per questo erano presenti professionisti qualificati come l’Avv. Duccio Traina e l’Avv. Enrico Amante, insieme all’arch. Silvia Viviani, vicepresidente nazionale dell’INU.

Oggi, in una società che fugge dalla politica, che certo non sta dando grandi prove di se stessa, ritengo fondamentale parlare e operare per la democrazia, scegliendo l’equità e la trasparenza come bussole per orientare l’operato delle pubbliche amministrazioni.

Occorre ritrovare visione politica, per dare prospettive vere all’azione amministrativa, rifuggendo dalla ricerca del consenso a tutti i costi, perché non scegliere per la paura di scontentare qualcuno è mortale per la democrazia. Soprattutto in un periodo di difficoltà come questo c’è bisogno di coraggio e di slancio, per provare a gettare le basi per un futuro migliore.

Il termine città nasce dalla parola romana “civus”, cittadino, con diritti e dovere da compiere, consapevole di far parte di una comunità, che per essere vivibile deve essere coesa, inclusiva e solidale. Solo l’impegno di tutti può portare a uscire dalle secche in cui ci siamo cacciati con l’individualismo, che è il tentativo di risolvere per proprio conto problemi complessi, superabili solo in un’ottica generale e inclusiva.

Un amministratore deve porsi il problema di dare risposte riformiste e coraggiose, dando un contributo reale al cambiamento vero della nostra società. Usare procedure che mettano a confronto varie aree e diversi progetti, concorrenti tra loro, significa dare la possibilità al pubblico di allearsi con il privato, per dare risposte ai bisogni dei cittadini.

Il consiglio comunale sceglie i criteri, viene predisposto un bando che fissa le priorità, e poi sono progettisti, imprenditori e cittadini, a lavorare insieme non per speculare sul proprio territorio, ma per contribuire tutti insieme alla crescita della città, in termini di qualità urbana, sociale, infrastrutturale.

A Quarrata quest’idea si è concretizzata. Attraverso due bandi, abbiamo ottenuto risultati di qualità e, oltre agli oneri, la comunità della nostra città avrà alloggi a prezzi calmierati per chi non può pagare 600-700 euro al mese di affitto, aule scolastiche, parcheggi pubblici in zone carenti.

L’urbanistica è vita, perché le scelte urbanistiche condizionano lo sviluppo di un territorio nel suo complesso. Difendere un’urbanistica concorsuale e condivisa, significa difendere l’idea di una comunità coesa, in cui tutti danno il proprio contributo per migliorare la città, rendendola più viva e vitale, uscendo dall’individualismo e dagli egoismi del vantaggio personale o della speculazione di pochi a danno di tutti gli altri.

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In questa campagna elettorale uno dei temi decisivi per lo sviluppo della città sarà quello della economia. Quarrata ha una storia di artigianato, un patrimonio di valori e saperi antichi che possono trasformare la situazione di crisi in momento di riscatto e nuova partenza.

Oggi, parafrasando Kennedy, occorre che ci si chieda non che cosa Quarrata può fare per noi, bensì cosa può fare ognuno di noi per Quarrata.

Questa città ha saputo accogliere tanti in cerca di lavoro e di futuro, ha avuto un cuore generoso in passato, fin dal dopoguerra, e questo è stato ripagato in termini di benessere, che da noi è durato fino a pochi anni fa.

Dobbiamo essere in grado di creare Tavolo di discussione, per trasformarlo in una “associazione di persone di buona volontà che amino Quarrata”.

Al tavolo permanente si dovranno sedere in primis le Istituzioni, poi i rappresentanti dei lavoratori, degli imprenditori, i professionisti e gli istituti di credito, insomma non dovrà mancare nessuno, perché la partecipazione alle scelte e alle strategie per uscire dalla crisi non può essere solitaria.

Non si possono risolvere problemi complicati senza lungimiranza e senza il coinvolgimento di tutti gli attori in campo, quindi bisogna evitare le facili strumentalizzazioni e impegnarsi tutti per lo scopo vitale di rendere Quarrata, ancora una volta, in grado di essere all’avanguardia della ripresa economica nazionale.

Dovremo coinvolgere giovani arredatori, designer, architetti per avere idee da esportare, avremo bisogno di laureati in marketing, giovani che studiano economia, per elaborare un progetto che riunisca le capacità delle tante piccole aziende e le salvi dal destino del “troppo piccolo”, cercando di fare consorzi per acquisti, di acquisire capacità di relazioni internazionali, senza le quali la globalizzazione può davvero distruggerci.

Dobbiamo rafforzare il Centro Commerciale Naturale, esibendo la nostra città come luogo dove si può venire a trovare belle cose, si può gustare cibo e vino di qualità, si trova la cultura con luoghi di eccellenza come la Màgia e non solo.

Abbiamo da offrire qualità e questa è una occasione da non mancare, occorre ripartire dal “Progetto Quarrata”, dal laboratorio “Abitare l’arte” e fare sistema, per non mancare l’occasione di compiere uno scatto di orgoglio e ristabilire il ruolo naturale della nostra Città dentro l’area metropolitana, come ambasciatrice di uno stile di vita che si fonda sull’equilibrio tra bellezza e praticità.

Per questo motivo chiedo con forza a tutti i cittadini, alle forze politiche, ai rappresentanti dei lavoratori e delle imprese, di non lasciare andare questa occasione di sinergia e di lavoro comune per non soccombere, ma anzi per rilanciare l’idea di una città che allo stesso tempo sappia sognare ad occhi aperti e sappia stare con i piedi saldamente ancorati a terra.

E’ un ragionamento in cui credo molto, che però mi è stata sollecitata anche da alcuni nostri cittadini, che si sono presi l’impegno di produrre una riflessione su questo tema, in questo momento così particolare e di sottoporla anche all’attenzione degli amministratori.

Condiviso con loro questo pensiero, insieme alla necessità di unire tutti indistintamente in questo “lavoro”. Per questo ho deciso di lanciare questo appello pubblicamente, in modo tale che ogni singolo cittadino, operatore, imprenditore, lavoratore, possa contribuire a questa riflessione comune.

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Si inaugurano oggi i locali del laboratorio “Abitare l’arte” a Villa Màgia, con cui Quarrata si arricchisce di uno spazio dedicato al design e alle idee.

Saranno aperte stanze restaurate accuratamente, dove si mescolano le antiche travi di legno del soffitto con modernissimi mobili, che serviranno ad accogliere il mondo delle idee per il futuro.

Qui lavoreranno stilisti, giovani designer, esperti di informatica, artisti, che metteranno in gioco loro stessi e le loro proposte, per rendere vitale un territorio come il nostro.

Accanto a questi spazi altre stanze accoglieranno le opere di due maestri del 900 pistoiese: Alfredo e Agenore Fabbri. Alla Màgia renderemo omaggio a due artisti che hanno fatto la storia dell’arte italiana, in un periodo in cui le tensioni intellettuali portavano ad un fitto dialogo alla ricerca del nuovo e di un messaggio universale, da porgere alla gente di quel tempo ma non solo.

L’uomo al centro del mondo, un mondo dilaniato dalla guerra e dalla violenza, ma anche percorso dalla bellezza, dalla ricerca della vita della città, vista in tutte le sue sfaccettature, dai palazzi di New York alle case sul mare.

Alfredo ci regala anche lo sguardo su Quarrata, con una serie di litografie acquerellate della nostra città, delle sue frazioni, della sua campagna così serenamente toscana.

In questo contesto di bellezza ci saranno alcune persone che ci onoreranno della loro presenza, a partire da due grandi mecenati dei giorni nostri: Giuliano Gori della pistoiese Fattoria di Celle e Antonio Presti, della siciliana Fiumara d’Arte. Due grandi personalità che hanno fatto dell’arte contemporanea una ragione di vita, portando nel mondo il nome dell’Italia, cogliendo occasioni di incontri con le più fervide menti di tutto il mondo, da Nagasawa a Staccioli per citarne solo due, dei molti che hanno collaborato con loro, perché la bellezza non ha confini e ci parla in una lingua che capiscono i nostri sensi e che ci evoca emozioni.

Parlare di mecenatismo in una Villa Medicea è legare nuovamente un filo che parte da molto lontano e continua fino ai giorni nostri, dove la bellezza viene messa in discussione troppo spesso, come se la cultura e il pensiero fossero qualcosa di inutile, orpelli indifferenti per la vita dell’uomo di oggi. Sono convinta che non sia così, perché solo usando l’intelligenza che non si appiattisce su un pensiero dominante, si potrà essere di nuovo liberi di volare alto e trovare nuovi spunti per una vita, che metta al centro la persona e non le cose.

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